Regia

Note di Regia

Il nostro interesse per Pepsi si è manifestato in una piazza alla periferia di Parigi. L’impossibilità di riprendere il suo volto ci ha portato a costruire la narrazione seguendo i modi di un’antica parabola o di un mito. Per questo il mito d’Europa, con il rapimento e lo stupro di una giovane avvenuto in un’isola del Mediterraneo e compiuto da Giove, nelle sembianze di un toro bianco, ha trovato posto nel cuore della struttura narrativa. Shelter, in qualità di film e quindi di oggetto chiuso in se stesso, a sua volta corrisponde ad un rifugio, un luogo sicuro che custodisce la storia di Pepsi, ciò che lei ha voluto raccontare a noi, ciò che è accaduto sulla sua pelle. La strada che percorre si insinua in un territorio internazionale indistinto, tra il Nord Italia, le Alpi Marittime e Parigi, attraversando confini, città, montagne e foreste, in un medioevo tecnologico che supera la divisione tra natura e urbanità. Pepsi è cresciuta in un’isola del sud delle Filippine, all’interno di un movimento di combattenti d’ispirazione musulmana, da cui è fuggita, attraversando l’Asia e l’Africa per arrivare in Europa. Il suo cammino diventa un sussulto, un’emanazione del conflitto post-coloniale che si trasferisce, grazie alle sue richieste di riconoscimento identitario, nella decadenza lenta e inesorabile di un grande impero occidentale, in cui nuove culture mondiali penetrano e si assimilano. All’interno del documentario non vengono presentate tesi. La storia di Pepsi, narrata direttamente dalla sua voce, diventa corpo e azione seguendo i vari territori che ha attraversato. L’assenza del suo volto nella costruzione drammaturgica eleva la sua voce da racconto particolare a canto collettivo. Shelter è il terzo capitolo di una trilogia, dopo The Golden Temple (2012) e Lepanto (2016), dedicata alla resistenza e alla resilienza.

 

 

Un paesaggio internazionale indistinto

Ciò che stiamo cercando è un collegamento diretto tra sociologia visuale e urbanistica sociale. Per urbanistica si intende la trama di sfondi concreti in cui si svolge la vicenda del film documentario, attraverso un terreno urbano e sub urbano in cui la distinzione tra natura e paesaggio costruito non è più convincente. Ciò che avviene all’interno di Shelter non ha solo la forma di un diario, oppure di una canzone, ma è la conseguenza di un preciso processo di ambientamento. Quanto questo viaggio sia universale e possa corrispondere ad un percorso collettivo, e rappresentare un fenomeno condiviso, è parte della ricerca. 

In questo dubbio risiede una costrizione di approccio metodologico. Può il caso singolare di un essere umano riuscire a fornire un esempio di natura universale ?
Probabilmente anche la decisione, partecipata e condivisa tra attore e regista, di non riprendere il personaggio in pieno volto per non svelare l’identità, dando vita così ad una maschera, è un fattore strutturale che solleva il portato individuale al rango di esponente di un dramma collettivo.

Si sfida in questo punto la statistica e la pura ricerca accademica, passando dall’empirismo dell’esperienza al valore mistico e catartico dell’incontro, nella sua delicatezza, espandendo il valore e il significato di quello che si intende comunemente con ricerca di campo. In questo senso, ogni storia possiede connotazioni che la rendono universale, ed esiste un importante precedente storico e letterario, come il caso di Kaspar Hauser, in ambiente germanico, e dell’Enfant Sauvage, in ambiente francese. Siamo al cospetto di figure che hanno del leggendario e che hanno ispirato capolavori della storia del cinema (Herzog, Truffaut).

La vita di Pepsi in Europa, racchiusa nei minuti del montaggio finale del documentario e più espansa nei materiali di ricerca da quali ancora è possibile lavorare, può essere la storia di un Kaspar Hauser del XXI secolo. La sua storia è di per sé una parabola, all’interno della quale giacciono i semi di una critica profonda alla cultura coloniale. Questa parziale consapevolezza, a tratti, illumina di senso una vita rendendola esemplare. Il cinema a sua volta trasforma e rende epico un fatto così quotidiano come l’atto di auto-riprendersi, come guardarsi in uno specchio, in questo caso semovente e istantaneo.

Questo gesto iper contemporaneo e mimetico, racchiude nella sua fragilità i temi portanti di un’epoca: l’epoca dell’auto-rappresentazione immediata. Questo gesto ha a che fare con il tempo e con la preferenze di costume, che a loro volta si basano sul consolidamento progressivo della società dei consumi. In questo senso il cellulare, onnipresente tra le mani di Pepsi, è un bene di conforto, così come è un bene di rifugio. All’interno dell’oggetto telefonico si sono trasferite parti delle nostre vite sempre essenziali, intime, al cui accesso non è possibile rinunciare, ne tantomeno allontanarsi.

Da questo lato si intende il telefono come scatola, come raccoglitore, più che come strumento comunicativo. Comunicazione e sopravvivenza, desiderio e ambientazione. Questo rapporto complesso è ciò che indaghiamo, anche inconsapevolmente.

Dove si muove il corpo e in quale direzione e con quali presupposti, modificati da un retaggio, nel caso di Pepsi, di tipo post-coloniale, in cui si evincono competenze, e incompetenze, linguistiche, relazionali, ritmiche. Il tema del ritmo non è secondario, dal momento che il corpo di Pepsi, si muove in uno spazio internazionale – indistinto – dovendo rispettare delle rigorose scadenze.

Essendo ospitata ufficialmente all’interno di una struttura deputata al suo inserimento nella società francese, ogni assenza deve limitarsi a pochi giorni, massimo cinque, pena la detenzione. Questa rincorsa al ritorno, cercando in un altro paese l’assistenza e il riconoscimento della stessa identità, per avere due soluzioni al momento dell’estremo bisogno, rende la vita di Pepsi simile a quella di un martire, o di un astronauta sperimentale in orbita continua tra un satellite e l’altro.

 

 

Autore

Enrico Masi (1983) é un regista, ricercatore indipendente e musicista italiano.

Dopo gli studi in Lettere Moderne e Cinema, consegue il Dottorato di Ricerca in Scienze Pedagogiche all’Università di Bologna, con una tesi sull’Impatto dei Mega Eventi nei contesti metropolitani di Londra e Rio de Janeiro. Fondatore di Caucaso nel 2004 con la quale ha prodotto documentari di creazione e progetti di ricerca in qualità di autore e produttore. The Golden Temple, il suo documentario d’esordio é stato presentato alle Giornate degli Autori di Venezia nel 2012. La trilogia brasiliana, a partire dal 2016, è stata presentata in varie cineteche italiane ed europee.

Si occupa di montaggio, antropologia visuale, fenomenologia dell’arte e dell’architettura, collaborando con vari Dipartimenti Università tra le quali il Politecnico di Torino e l’Università degli Studi di Milano. Vive e lavora tra Bologna e Torino. Il suo lavoro più recente, Shelter, completa una trilogia iniziata a Londra nel 2010 ed è un’opera trans-mediale, che uscirà come monografia accademica, in collaborazione con il Dipartimento di Sociologia dell’Università di Bologna, oltre che aver prodotto un audio documentario per RADIO 3, dal titolo Racconti dalla Frontiera, trasmesso nel 2018.

 

Filmografia

Regie individuali

2009 Khalid

Visioni Italiane – Cineteca di Bologna

Menzione speciale CNR come Documentario Scientifico

2012 In Calabria o del Futuro Perduto

Tirana International Film Festival

Festival di Paesologia di Aliano

2012 The Golden Temple: Olympic Regeneration of East London

Mostra del Cinema di Venezia

Reykjavik International Film Festival

Festival dei Popoli

Stories from the Anthropocene – Stockholm

Cinemateca Uruguaya

Humboldt University – Berlin

2016 Lepanto – Último Cangaceiro

Cineteca Nazionale di Roma

Fuori Norma di Adriano Aprà

Polytechnic University of Turin

Cineteca di Bologna

Festival del Cinema Latino Americano di Trieste

2016 Historia do Futuro

Cineteca Nazionale di Roma

Cineteca di Bologna

National Museum of Cinema – Turin

2014 – 2018 Reiseland

Regie collettive

2007 La Situation est Claire; con Jerome Walter Gueguen

2010 Giussano – Instant North Blues;

con Fausto Di Quarto, Stefano Migliore, Stefano Croci, Anna Romani

Palazzo Hercolani – Università di Bologna

2011 Ulisse Futura; con Stefano Croci

Genova Film Festival

2012 I Colonnelli di Roma; con Alberto Gemmi, Stefano Migliore

RIFF, Casa del Cinema di Roma

2012 Respect the Brutal; con Mike Wells

EAST END FILM FESTIVAL – London

2014 Muro Basso – se la decrescita è anche uno spazio;

con Stefano Migliore

Museo Nazionale del Cinema – Torino

2014 Sinai – un altro passo sulla terra; con Alberto Gemmi

Torino Film Festival

2016 Giappone, Roma, Bologna; con Francesco Lizzani

Scuderie del Quirinale – Roma